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Non credo che esistesse prima di questa una rassegna storica dei gruppi bandistici di Campiglia che col tempo rischierebbero la dimenticanza e l’oblio. Ed è perciò un indubbio merito di Giampiero Tagliaferri di avervi rimediato con questo agile testo di commento fotografico che, per ammissione dello stesso autore, non vuole essere né una storia completa né un itinerario definitivo, bensì una testimonianza e un affettuoso ricordo dei gruppi musicali e dei personaggi più caratteristici che li animarono dai primissimi anni a oggi. Solo il recupero della memoria può scongiurare il completo tramonto di una tradizione secolare. Se non c’è memoria, non c’è futuro. Già l’intenzione del libro di Tagliaferri, con la sua carica di suggestione, è meritevole di stima e d’elogio. Mi sono incantato davanti alle vecchie fotografie dei gruppi musicali che col tempo si assottigliano. Sguardi che ci vengono dal passato e altri più contemporanei che ci sfidano a riconoscere fisionomie, nomi, tutti legati dalla medesima passione. Già la lettura in bozze ha messo in moto la riserva dei ricordi. Attraverso la banda musicale, che nelle occasioni speciali andavo a sentire al teatro dei Concordi, rivedo volti scomparsi e angoli della vecchia Campiglia che non sono mutati, ma sono cambiati gli stati d’animo, le sensazioni, ed è come se fosse cambiato tutto, perché quello che rimane stentiamo a riconoscerlo e comunque ci ricorda qualcosa che non c’è più. La stessa infanzia, che è una stagione lunghissima, sembra un’illusione.
Romano Bracalini Giornalista Rai Milano.
               

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